L'acquaforte è una delle tecniche più espressive e amate della grafica d'arte, una forma classica di calcografia che lavora con l'acido. Invece di incidere le linee nella lastra di metallo a mano, l'artista lascia che a inciderle sia l'acido. La lastra si copre con una vernice resistente all'acido; l'artista disegna attraverso di essa con una punta fine e mette a nudo il metallo; poi la lastra si immerge nell'acido, che morde quelle linee nel metallo. Poiché disegnare attraverso la vernice morbida è libero e naturale come schizzare a penna, l'acquaforte coglie un tratto sciolto e vivo, difficile da ottenere altrimenti.
Come si fa un'acquaforte
- Copri una lastra di metallo, di solito rame, con una sottile vernice cerosa resistente all'acido.
- Disegna l'immagine attraverso la vernice con una punta da incisione, grattando via la vernice per mettere a nudo il metallo dove una linea deve stampare.
- Immergi la lastra in un bagno d'acido, il mordente, che morde il metallo scoperto. Più a lungo resta, più profonda è la linea e più scura stampa.
- Controlla i toni con la riserva: ridipingi di vernice le linee già abbastanza profonde e lascia mordere il resto, così alcune linee restano chiare e altre si fanno scure.
- Pulisci la vernice, inchiostra la lastra e pulisci la superficie perché l'inchiostro resti solo nelle linee morse, poi stampa su carta umida con un torchio ad alta pressione, esattamente come in ogni calcografia.
Acquaforte e bulino
L'acquaforte si confonde spesso con il bulino, il suo cugino più anziano nella famiglia della calcografia, ma si realizzano in modi molto diversi. Nel bulino l'artista ara ogni linea direttamente nel metallo con uno strumento affilato, il bulino, il che richiede molta forza e abilità. Nell'acquaforte le linee si disegnano senza sforzo attraverso una vernice morbida e le incide invece l'acido. È proprio quella libertà a rendere l'acquaforte così popolare: aprì la calcografia a chiunque sapesse disegnare, e le due tecniche si combinano spesso su un'unica lastra.
Una breve storia
L'acquaforte nacque dalle botteghe di armaioli e orafi, che da tempo decoravano il metallo mordendovi motivi con l'acido. Il primo artista cui di solito si attribuisce di averne fatto un metodo di stampa è Daniel Hopfer di Augusta (circa 1470-1536), che incise all'acquaforte su lastre di ferro all'inizio del Cinquecento. Albrecht Dürer realizzò la più antica acquaforte datata nel 1515, ma tornò presto al bulino. All'inizio del Seicento Jacques Callot (1592-1635) perfezionò una vernice più dura che consentiva un dettaglio molto più fine, e il secolo divenne la grande età dell'acquaforte, coronata da Rembrandt, ancora considerato il sommo acquafortista. Maestri più tardi come Goya, Whistler e Picasso tennero vivo il mezzo, e oggi gli incisori usano spesso acidi più sicuri come il cloruro ferrico. Puoi leggere di più sugli incisori che plasmarono questi metodi.
Acquaforte e stampa in rilievo
L'acquaforte è una tecnica meravigliosa ma impegnativa in attrezzatura: richiede una lastra di metallo, vernici e acidi e un pesante torchio calcografico, e si pratica quasi sempre in uno studio dedicato ben ventilato. Da Ritualis Press ci concentriamo sulla ben più accessibile stampa in rilievo, che per iniziare richiede poca attrezzatura e nessun acido. Se la grafica ti attira, la linoleografia e la xilografia sono i punti di partenza più facili. La nostra guida passo passo per principianti ti farà partire, e il glossario spiega ogni altro termine che incontri.